Tag: torque implantare

Sezione tecnica di impianto dentale con TiBase e vite di serraggio protesica

Perché una corona avvitata può svitarsi?

Una corona avvitata si svita.

La prima reazione, comprensibilmente, è intervenire sulla vite: controllarla, serrarla nuovamente, eventualmente sostituirla.

Ma lo svitamento è il problema oppure è il segnale di qualcos’altro?

La stabilità di una riabilitazione avvitata dipende da un insieme di elementi che lavorano contemporaneamente: vite, connessione, torque, precarico, precisione della componentistica, progettazione della corona, altezza, posizione dei contatti, direzione dei carichi, eventuali cantilever e condizioni funzionali del paziente.

Abbiamo approfondito il tema dello svitamento perché riteniamo che il lavoro del laboratorio non finisca con la produzione della corona.

Non possiamo controllare tutte le cause di uno svitamento, ma possiamo controllare con grande attenzione quelle che dipendono dal laboratorio e aiutare il medico a leggere meglio quelle che non dipendono da noi.

È con questo obiettivo che studiamo periodicamente letteratura scientifica, documentazione tecnica dei produttori e nuove tecnologie produttive, confrontandole con ciò che osserviamo nel nostro lavoro quotidiano.


1. La vite non “tiene” semplicemente la corona

Quando una vite protesica viene serrata al torque previsto, una parte dell’energia applicata provoca un suo allungamento elastico.

È questo allungamento a generare il precarico.

Il precarico crea la forza che mantiene serrate tra loro le superfici del giunto. Finché questa forza rimane sufficientemente elevata rispetto alle forze che tendono a separare o far scorrere le componenti, la connessione rimane stabile.

Il torque, quindi, non è il precarico. È il mezzo con cui cerchiamo di ottenerlo.

Una parte rilevante del torque applicato viene dissipata dagli attriti presenti tra filetti, superficie sottotesta e superfici di contatto. Per questo due viti serrate allo stesso valore nominale non necessariamente sviluppano esattamente lo stesso precarico.

Materiale, geometria, trattamento superficiale e condizioni delle superfici possono modificarne il comportamento.

La vite è quindi una parte progettata del sistema implantare, non un semplice elemento di fissaggio generico.

La nostra scelta

Se una casa implantare ha studiato insieme impianto, connessione, componente, vite e relativo torque, preferiamo senza dubbio utilizzare la vite originale studiata, progettata e prodotta dal fornitore del sistema implantare, seguendo il protocollo previsto per quella specifica componente.

Non perché una vite compatibile debba necessariamente funzionare male, ma perché, quando non esiste una ragione tecnica per introdurre una variabile diversa, preferiamo mantenere la filiera progettata dal produttore.

Vuoi approfondire torque e precarico?

Nel documento tecnico completo approfondiamo quanto del torque applicato diventa realmente precarico, il ruolo dell’attrito e perché lo stesso valore espresso in Ncm non produce necessariamente lo stesso risultato in sistemi differenti.


2. Perché una vite può perdere precarico?

Dopo il serraggio iniziale le microscopiche asperità delle superfici a contatto possono assestarsi. Questo fenomeno può determinare una riduzione del precarico iniziale.

A questo si aggiungono i carichi funzionali. Durante la masticazione il giunto non riceve soltanto forze perfettamente assiali: carichi obliqui, laterali e ciclici possono generare micromovimenti e modificare progressivamente la stabilità del sistema.

Per questo non esiste un valore universale di torque o una procedura universale valida per tutte le viti implantari.

Serraggio e basta, serraggio con riserraggio o riserrare dopo aver svitato non generano lo stesso risultato

Esistono almeno tre modalità di gestione della vite che non sempre sono note e che sono state studiate sperimentalmente.

  • Serraggio singolo: applicazione una sola volta del torque previsto.
  • Serraggio con riserraggio: un secondo serraggio dopo un intervallo, quando previsto dal protocollo, per recuperare parte della perdita di precarico dovuta all’assestamento delle superfici.
  • Serraggio, svitamento completo e riutilizzo della vite: una condizione differente, nella quale la vite viene sottoposta a ulteriori cicli meccanici.

Queste procedure non sono meccanicamente equivalenti. Ripetuti cicli di serraggio e svitamento possono modificare filetti, superficie sottotesta, attrito e quindi la relazione tra torque applicato e precarico ottenuto.

Ed è qui che entra anche il lavoro del laboratorio.

Prima della consegna una vite può essere utilizzata durante prove, controlli, cementazione della Ti-base e rifinitura. Alcuni produttori prevedono espressamente viti di prova per il laboratorio e raccomandano di conservare la vite nuova per il fissaggio definitivo.

La nostra scelta

Quando il sistema lo permette o lo prevede, utilizziamo una vite di lavoro durante le fasi di laboratorio e preserviamo la vite definitiva nuova per la consegna.

Per noi l’attenzione non riguarda soltanto quale vite viene utilizzata, ma anche cosa è successo a quella vite prima che arrivi in bocca.

Nel documento completo riportiamo gli studi che hanno confrontato le diverse procedure di serraggio e approfondiamo settling, riserraggio, svitamento, riutilizzo della vite, reverse torque e modificazioni delle superfici osservate al SEM.


3. Originale o compatibile? Perché preferiamo mantenere la filiera del sistema implantare

Quando un medico sceglie una linea implantare, riteniamo che scelga un’intera filiera tecnica, non soltanto le spire e la superficie dell’impianto.

  • connessione;
  • geometria;
  • vite;
  • torque;
  • strumenti;
  • componenti protesici;
  • librerie digitali;
  • protocolli;
  • assistenza tecnica e tracciabilità.

Per questo suggeriamo, quando possibile, di conservarne anche la componentistica protesica originale.

La letteratura non consente di affermare semplicemente che “compatibile = sbagliato”. Ma studi comparativi hanno evidenziato che componenti apparentemente intercambiabili possono differire per adattamento, geometria interna, micromovimento, comportamento della vite e prestazioni meccaniche.

La conclusione che ne traiamo è semplice:

Compatibilità non significa automaticamente equivalenza.

Una scelta che per il laboratorio costa di più

Gestire componentistica originale di numerosi sistemi implantari significa rinunciare a una grande semplificazione organizzativa.

Significa gestire molte librerie CAD, cataloghi differenti, piattaforme, codici, fornitori, ordini spesso di pochi componenti, ritiri, spedizioni, consulenti tecnici, strumenti e procedure differenti.

Standardizzare la produzione su pochi sistemi compatibili sarebbe più semplice e potrebbe ridurre sensibilmente i costi di gestione.

Noi abbiamo scelto consapevolmente la strada più complessa.

È un costo reale in termini di tempo, organizzazione e gestione. Lo accettiamo perché consideriamo la componentistica una parte del risultato, non semplicemente una voce da rendere più economica.

Cosa costa di più: una vite originale o una corona che si svita?

Naturalmente una vite originale non garantisce che uno svitamento non possa verificarsi.

La domanda che ci poniamo è diversa:

in un sistema meccanico già complesso, quali ulteriori variabili vale la pena introdurre soltanto per semplificare la produzione o ridurne il costo?

Quanto sono realmente equivalenti originale e compatibile?

Nel documento completo riportiamo alcuni degli studi che hanno confrontato adattamento, microgap e comportamento meccanico di componenti originali e non originali, distinguendo chiaramente ciò che emerge dai dati da come noi interpretiamo quei risultati.


4. Nel digitale, scegliere lo scanbody significa scegliere una filiera

Nel nostro laboratorio il flusso di lavoro è il seguente:

Scanbody di un sistema → Libreria di quel sistema → Componente protesica e vite di quel sistema.

Lo scanbody non è quindi soltanto uno strumento che permette di registrare digitalmente posizione e orientamento dell’impianto.

La sua scelta determina anche la filiera protesica che seguirà.

Questo aspetto non è sempre evidente.

Al medico può essere proposto uno scanbody alternativo perché “compatibile” con una determinata connessione. Ma scegliere quello scanbody può significare entrare in una diversa libreria digitale e, di conseguenza, utilizzare una differente filiera protesica.

Per noi questa conseguenza deve essere chiara al medico prima della scelta, non scoperta alla consegna del manufatto.

Quando cambi scanbody, lo sai che stai cambiando anche la filiera protesica?

Per noi la scelta deve essere consapevole.

Se il medico vuole utilizzare uno scanbody e una componentistica alternativa, possiamo farlo quando tecnicamente appropriato. Ma lo informiamo della filiera che verrà utilizzata.

La decisione finale rimane del medico.

Hai un dubbio sullo scanbody che stai utilizzando, sulla libreria collegata o sulla componentistica che ricevi? Non serve avere un problema in corso: possiamo fare un confronto veloce sul workflow che stai utilizzando.


5. Connessione industriale o connessione fresata?

La tecnologia CAD-CAM permette di produrre connessioni implantari molto precise.

Ma “fresato” non è un certificato di qualità.

Il risultato dipende da fresatrice, mandrino, calibrazione, utensili, usura, strategia CAM, serraggio del grezzo, stabilità del processo, manutenzione, post-processing, controllo dimensionale e ripetibilità.

Confronto SEM dell’interfaccia impianto–abutment a 2000× in: A abutment prefabbricati, B CAD-CAM fresati, C prodotti mediante SLM. Lo studio non ha rilevato differenze statisticamente significative nel gap impianto–abutment tra i tre gruppi, mentre sono emerse differenze nel reverse torque dopo carico ciclico.
Fonte: AboRas AM, Taha AI, Ragheb NA, BMC Oral Health, 2026. CC BY 4.0.

https://link.springer.com/article/10.1186/s12903-026-09530-w/figures/8

La nostra valutazione: da chi è stata fresata?

Una connessione fresata da un produttore industriale specializzato, con macchine dedicate, processi validati, manutenzione programmata e controllo metrologico, nella maggior parte dei casi non può essere messa alla pari di una connessione prodotta da una piccola fresatrice CAM per metallo soltanto perché quella macchina è tecnicamente in grado di realizzarla.

Il fatto che una fresatrice riesca a produrre la geometria di una connessione implantare non significa automaticamente che garantisca le stesse tolleranze, la stessa ripetibilità e gli stessi sistemi di controllo del produttore implantare.

E la verifica manuale — “entra bene”, “non sento gioco”, “non percepisco micromovimenti”non è un controllo metrologico.

Per questo la nostra domanda non è soltanto “È fresata?”, ma:

“Chi l’ha fresata, con quali macchine, con quale manutenzione e con quali controlli?”

Ed è proprio perché il medico non può realisticamente verificare tutte queste variabili che noi preferiamo partire dalla componente originale.

Quando una soluzione custom presenta un reale vantaggio tecnico possiamo valutarla, preferendo quando possibile che la connessione venga realizzata dalla casa implantare o da un produttore specializzato.

E le connessioni stampate in SLM?

Qui occorre fare una distinzione importante.

Nella pratica odontotecnica è ormai comune utilizzare strutture metalliche prodotte mediante SLM e successivamente riprendere mediante fresatura le superfici che richiedono maggiore precisione.

Questa è una tecnologia che consideriamo utilizzabile e che non deve essere confusa con una connessione implantare lasciata direttamente nello stato ottenuto dalla stampa.

Alcuni studi hanno però sperimentato anche abutment nei quali la connessione è stata realizzata direttamente mediante additive manufacturing. Sono dati interessanti soprattutto per comprendere come valutare eventuali future proposte di mercato.

Scanning electron micrograph at implant-abutment interface of each group section. (A) group A: SLM abutment, original magnification×1000. (B) group B: Original abutment, original magnification×8000. (C) group C: Polished SLM abutment, original magnification×4000

Nel campione analizzato, il post-processing -Gruppo C- ha ridotto sensibilmente rugosità e microgap, avvicinando i valori a quelli dell’abutment originale -Gruppo B-. Fonte: Zhong P, Deng L, Xu S, et al., BMC Oral Health, 2024. CC BY 4.0.

https://link.springer.com/article/10.1186/s12903-024-04829-y/figures/7

La nostra valutazione

Non siamo contrari alla produzione SLM.

Consideriamo valide strutture prodotte mediante additive manufacturing quando le superfici funzionali che richiedono precisione vengono successivamente lavorate e controllate correttamente.

Quello che non consideriamo automaticamente equivalente è una connessione implantare ottenuta direttamente dalla stampa e lasciata nello stato as-built.

Anche in questo caso: “stampato” descrive una tecnologia. Non descrive da solo la qualità finale.

Nel documento completo approfondiamo gli studi su componenti prefabbricati, fresati e additivi e mostriamo alcune immagini SEM utili a comprendere rugosità, microgap e differenze tra superfici as-built e successivamente lavorate.

E le connessioni fuse?

Qui la nostra scelta è più netta.

Non utilizziamo UCLA completamente calcinabili nei quali la connessione implantare viene ottenuta integralmente mediante fusione.

La fusione introduce numerose variabili: deformazione del pattern, espansione del rivestimento, contrazione della lega, ossidazione, rugosità e rifinitura manuale.

Esistono componenti sovrafondibili dotati di una connessione industriale premachined e sono una situazione differente. Ma quando esistono alternative più controllabili preferiamo evitare di ottenere la connessione implantare attraverso una fusione completa.


6. La corona è anche una leva

Questa è probabilmente la parte più importante per il laboratorio.

Quando progettiamo una corona avvitata non stiamo semplicemente riproducendo la forma di un dente naturale.

Stiamo progettando il punto attraverso il quale le forze masticatorie vengono trasferite all’impianto.

M = F × d

A parità di forza, aumentando la distanza dall’asse aumenta il momento.

Questo significa che altezza coronale, asse dell’impianto, posizione dei contatti, ampiezza del tavolato occlusale, inclinazione delle cuspidi, cantilever e interferenze eccentriche possono modificare significativamente le sollecitazioni trasmesse alla connessione e alla vite.

Studi biomeccanici mediante analisi agli elementi finiti mostrano come l’aumento della crown height space possa aumentare gli stress su abutment, vite, impianto e osso, soprattutto sotto carico obliquo.

È importante ricordare che una simulazione biomeccanica non dimostra che una corona alta necessariamente si sviterà. Ma il principio meccanico è rilevante per la progettazione.

La nostra valutazione

Una corona implantare non deve essere progettata pensando soltanto “assomiglia al dente naturale?”, ma anche:

“come trasferirà le forze all’impianto?”

Questa è una delle aree nelle quali consideriamo particolarmente importante il ruolo dell’odontotecnico.

Nel documento completo approfondiamo crown height space, momento flettente, carichi obliqui, posizione dei contatti e geometria occlusale attraverso gli studi biomeccanici analizzati.

Hai un caso con una corona molto alta, un asse implantare sfavorevole o contatti difficili da gestire? Possiamo confrontarci sul progetto prima della produzione.


Perché un laboratorio odontotecnico studia lo svitamento delle viti?

Perché progettare una corona avvitata significa prendere ogni giorno decisioni che possono influenzarne il comportamento meccanico.

Ma leggere uno studio non significa trasformarlo automaticamente in un protocollo.

Noi confrontiamo la letteratura con ciò che osserviamo quotidianamente, ne analizziamo metodologia e limiti e valutiamo quanto i risultati siano applicabili al nostro lavoro.

Poi prendiamo posizione.

Una pubblicazione scientifica per noi non è il punto di arrivo. È uno degli elementi su cui costruire una decisione tecnica.

E questo lavoro continua nel tempo: sistemi implantari, materiali, tecnologie e letteratura evolvono.

Studiare, valutare, decidere e aggiornare i protocolli fa parte della nostra cultura aziendale.


7. Una corona singola non è un ponte. E un ponte non è una full-arch

I principi meccanici rimangono gli stessi, ma cambiano le variabili dominanti.

In una corona singola assumono particolare importanza antirotazione, altezza, asse implantare, posizione dei contatti e carichi laterali.

In un ponte implantare entrano anche precisione del rilievo, passività, adattamento della struttura, divergenza degli impianti e sequenza di serraggio.

Nelle full-arch si aggiungono lunghezza della struttura, cantilever, somma delle tolleranze e distribuzione del carico tra numerosi componenti.

Per questo parlare genericamente di “vite che si svita” rischia di semplificare troppo il problema.


8. Quando una vite si svita, riserrarla risolve il sintomo. Capire perché si è svitata richiede qualche domanda in più.

Uno svitamento occasionale non dimostra automaticamente che esista una componente difettosa, un errore del laboratorio, un errore clinico o un problema occlusale.

Può essere il risultato di più fattori.

Per questo abbiamo costruito una checklist condivisa studio–laboratorio.

Componente e sistema

  • sistema e piattaforma;
  • componente;
  • scanbody e libreria;
  • vite;
  • originalità e tracciabilità.

Serraggio

  • torque prescritto;
  • strumento utilizzato;
  • condizioni della vite;
  • serraggi precedenti;
  • eventuale retorque;
  • vite di laboratorio e vite definitiva.

Connessione

  • seating;
  • condizioni delle superfici;
  • eventuali danni;
  • tipologia di produzione;
  • modifiche o rifiniture.

Progettazione

  • altezza;
  • asse;
  • tavolato occlusale;
  • cuspidi;
  • contatti;
  • cantilever;
  • passività.

Valutazione clinica

  • occlusione reale;
  • parafunzioni;
  • eventuale sovraccarico;
  • stato della connessione interna;
  • precedenti episodi.

Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, spiega automaticamente uno svitamento. Valutarli insieme può però aiutare a restringere molto il campo.

Ti è già capitato uno svitamento?

Non è necessario che il caso sia ancora in corso e non è necessario che il lavoro sia stato realizzato dal nostro laboratorio.

Se vuoi ricostruire insieme ciò che è accaduto, possiamo partire dalle informazioni disponibili e cercare di capire quali variabili vale la pena approfondire.

Condividi con me ciò che è successo nel tuo studio e ragioniamoci assieme.

Confronto tecnico diretto con Federico Zaramella.


Il nostro principio

Una connessione implantare è un componente meccanico di precisione.

All’odontotecnico chiediamo anatomia, funzione, estetica e progettazione.

Alla connessione chiediamo precisione industriale, tracciabilità e coerenza con il sistema implantare.


9. Quello che possiamo controllare, vogliamo controllarlo bene

Non possiamo promettere che una vite non si sviterà mai.

Possiamo però decidere come lavorare.

  • suggeriamo la componentistica originale quando possibile;
  • utilizziamo la vite prevista per quel sistema;
  • preserviamo quando possibile la vite definitiva nuova;
  • manteniamo coerenza tra scanbody, libreria e componente;
  • informiamo il medico quando una scelta cambia la filiera protesica;
  • preferiamo connessioni industriali controllate;
  • non consideriamo “fresato” un sinonimo automatico di precisione;
  • valutiamo criticamente le nuove tecnologie;
  • progettiamo la corona pensando anche alla biomeccanica;
  • aggiorniamo periodicamente le nostre conoscenze;
  • quando emerge un problema, cerchiamo di comprenderlo insieme al medico.

È più complesso.

Richiede più tempo, conoscenza e organizzazione.

Ma è esattamente il tipo di complessità che riteniamo debba assumersi un laboratorio che vuole essere partner tecnico del dentista, non semplicemente produttore della corona.


Vuoi approfondire o vuoi confrontarti su un caso?

Voglio approfondire

Scarica la relazione tecnica:

La vite si è svitata: cosa controllare prima di riserrarla

Studi, immagini SEM, protocolli di serraggio, componentistica, biomeccanica, nostre valutazioni operative e checklist studio–laboratorio.

Voglio parlarne

Hai già vissuto uno svitamento? Hai un dubbio su una vite, uno scanbody, una componente o una connessione? Oppure vuoi semplicemente confrontare il tuo protocollo con il nostro?

Parlane direttamente con Federico.


Riferimenti scientifici essenziali

Questo articolo nasce dall’analisi di letteratura scientifica, studi sperimentali e documentazione tecnica dei produttori. Qui riportiamo alcuni dei riferimenti principali utilizzati per costruire la nostra valutazione. Nel documento completo trovate una bibliografia più completa ed esaustiva.

  • Keleş M, Güngör Erdogan H, Yılmaz B. Can an increase in abutment screw length enable biomechanical advantages for implants with increased crown height space? Journal of Prosthodontics. 2026;35:544–552. DOI: 10.1111/jopr.14070.
  • AboRas AM, Taha AI, Ragheb NA. The impact of abutment manufacturing techniques on reverse torque after cyclic loading and implant-abutment interface fitting: an in vitro study. BMC Oral Health. 2026. DOI: 10.1186/s12903-026-09530-w.
  • Zhong P, Deng L, Xu S, et al. Studio sperimentale sull’effetto della produzione SLM e della successiva lavorazione meccanica sulla rugosità e sul microgap dell’interfaccia impianto–abutment. BMC Oral Health. 2024. DOI: 10.1186/s12903-024-04829-y.
  • Nithyapriya S, Ramesh AS, Kirubakaran A, Mani J, Raghunathan J. Systematic analysis of factors that cause loss of preload in dental implants. Journal of Indian Prosthodontic Society. 2018;18(3):189–195.
  • Pardal-Peláez B, Montero J. Preload loss of abutment screws after dynamic fatigue in single implant-supported restorations: a systematic review. Journal of Clinical and Experimental Dentistry. 2017;9(11):e1355–e1361.
  • Tallarico M, Caneva M, Baldini N, et al. Mechanical outcomes, microleakage, and marginal accuracy at the implant-abutment interface of original versus nonoriginal implant abutments: a systematic review of in vitro studies. BioMed Research International. 2018.
  • Kano SC, Binon P, Bonfante G, Curtis DA. Effect of casting procedures on screw loosening in UCLA-type abutments. Journal of Prosthodontics. 2006;15(2):77–81.
  • Kourtis S, Damanaki M, Kaitatzidou S, Kaitatzidou A, Roussou V. Loosening of the fixing screw in single implant crowns: predisposing factors, prevention and treatment options. Journal of Esthetic and Restorative Dentistry. 2017;29(4):233–246.

Documentazione tecnica dei produttori

Abbiamo inoltre consultato documentazione tecnica e cataloghi di differenti sistemi implantari relativi a componentistica protesica, viti, torque di serraggio, scanbody, connessioni e procedure di laboratorio.

Queste fonti vengono considerate separatamente dalla letteratura scientifica indipendente: ci servono per comprendere come ogni produttore ha progettato e previsto l’utilizzo del proprio sistema, non per trasformare indicazioni tecniche o commerciali in prove scientifiche universali.

La nostra valutazione viene aggiornata

Questo approfondimento non è un documento statico. Continuiamo a monitorare nuove pubblicazioni, indicazioni tecniche dei produttori e tecnologie produttive. Quando emergono dati che riteniamo rilevanti, li analizziamo e valutiamo se debbano modificare le nostre procedure operative.

Nel documento tecnico completo riportiamo una bibliografia più estesa, le immagini SEM utilizzate negli studi, i protocolli di serraggio analizzati e soprattutto la nostra interpretazione dei risultati e le decisioni operative adottate dal Laboratorio Zaramella.

Analisi e valutazione tecnica: Ing. Federico Zaramella
Laboratorio Odontotecnico Zaramella
Approfondimento basato su letteratura scientifica, documentazione tecnica dei produttori ed esperienza di laboratorio.